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PONTE, NUOVA MARCIA INDIETRO: NO AL DEPOTENZIAMENTO DELLA CORTE DEI CONTI E A CIUCCI COME COMMISSARIO



Il Consiglio dei ministri vara il decreto legge sul Ponte sullo Stretto di Messina e rimette in carreggiata l’iter dell’opera dopo i rilievi della Corte dei conti che lo avevano bloccato. La scelta politica va in contrasto con tutte le ipotesi formulate dalla maggioranza di governo durante il mese di gennaio.


L’opera non avrà nessun commissario straordinario per guidare la fase di sblocco: la “regia” passerà invece al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Bocciata dunque la posizione di garante di Pietro Ciucci, attuale amministratore della società Stretto di Messina, l’azienda in predicato di realizzare l’opera. La sua nomina era già stata tacciata dalle opposizioni come potenziale ed evidente conflitto di interessi.


Un cambio di metodo che arriva dopo un confronto istituzionale con il presidente Mattarella e che sposta sul Mit la responsabilità di ricucire i passaggi procedurali contestati dalla magistratura contabile. Il perno dell’operazione è la costruzione di una nuova delibera Cipess che non contenga violazioni sotto i profili della sicurezza, dell’ambiente e delle norme europee, come la direttiva Habitat 2000.


Sarà il Mit a trasmettere alla Corte dei conti l’accordo di programma per il controllo di legittimità e, insieme alle altre amministrazioni coinvolte, a predisporre gli adempimenti necessari: l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società Stretto di Messina, il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe di pedaggio e quello del Consiglio superiore dei lavori pubblici.


Nessun “paletto” sarà imposto alla Corte dei conti, chiarisce il governo nonostante il vicepremier Salvini e la premier Meloni avessero a lungo sposato questa linea politica, attaccando i magistrati contabili a mezzo social all’atto del diniego alla realizzazione del ponte. Sul fronte ambientale, il decreto impegna l’amministrazione a chiudere gli adempimenti previsti proprio dalla Direttiva Habitat con due atti distinti. Il dicastero dovrà poi preparare la documentazione per il confronto con la Commissione europea, finalizzato a verificare la piena compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione.

 
 
 

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