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CICLONE HARRY, L’EMERGENZA E IL PARADOSSO SICILIANO: PER RICOSTRUIRE SERVE IL VIA LIBERA A USARE RISORSE GIÀ SOTTRATTE ALL’ISOLA



La riprogrammazione di 1,3 miliardi di euro di fondi di sviluppo e coesione, oggi destinati al cofinanziamento del progetto del ponte sullo Stretto, per affrontare i danni causati dal ciclone “Harry” e gli eventi calamitosi che hanno colpito anche il Comune di Niscemi.


Su questo ordine del giorno, nella tarda serata di ieri, il governo Schifani è andato sotto durante la votazione. A proporla i deputati di Sud chiama Nord Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto. L’ordine del giorno è stato infatti approvato con 32 voti favorevoli e 24 contrari, ma con il parere contrario del Governo regionale.


Resta un atto politico, forte nel segnale – soprattutto perché approvato a voto segreto – ma privo di effetti immediati sulle risorse che potrebbero essere stanziate per tutta l’area a sud della provincia peloritana. Se l’atto dovesse produrre conseguenze concrete, la ricostruzione della Sicilia verrebbe finanziata con risorse sottratte ad altri interventi regionali, non con nuovi fondi statali. Quei fondi che, al momento, Roma ha scelto di non investire in Sicilia. Danni per una somma vicina ai 2 miliardi di euro, che il Governo Meloni ha però derubricato al pari di un lieve smottamento, concedendo appena 33 milioni di euro all’Isola.

I fondi richiesti da De Luca ci sono e sono bloccati nei cassetti della Regione. Questo perché nell’agosto 2023 il Cipess ha assegnato alla Sicilia 6,6 miliardi di euro per la manutenzione del territorio e delle infrastrutture.

Le risorse non spese, con l’accordo di coesione tra Governo e Regione, nel maggio 2024 hanno portato a ridestinare 1,3 miliardi al cofinanziamento del ponte. Alla Sicilia sono rimasti appena 5,35 miliardi per 580 interventi programmati: una somma ben al di sotto della reale esigenza. L’ordine del giorno ha chiesto anche la restituzione di ulteriori risorse FSC del ciclo 2021-2027, per un ammontare di 3,88 miliardi di euro. In totale, secondo quanto indicato nel documento, i fondi di sviluppo e coesione impegnati per il ponte arriverebbero così a 5,44 miliardi di euro.Intanto, sui territori colpiti dal ciclone, l’emergenza continua. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sorvolato in elicottero le aree del Messinese e del Catanese più colpite, raggiungendo poi Niscemi, dove una vasta frana ha già costretto all’evacuazione circa 1.500 persone.

Sul fronte dell’erosione costiera, a Messina partono nuovi interventi a Mili Moleti, una delle zone più fragili, dove la spiaggia è ormai ridotta al minimo e le abitazioni sono a ridosso del mare.


Sono stati consegnati i lavori per il salpamento e la riforitura della barriera radente: un intervento da 623 mila euro, con tempi di realizzazione di 120 giorni e conclusione prevista per maggio 2026. Il Comune di Messina ha inoltre annunciato la volontà di stanziare mezzo milione di euro per i ristori legati ai danni del ciclone, insieme a misure di sospensione ed esenzione dei tributi comunali, nell’ambito di un piano di aiuti alle imprese. Ma resta gravissima la situazione degli impianti fognari lungo la fascia jonica, da Giardini Naxos a Roccalumera. In diversi comuni i collettori a mare sono stati distrutti dalla mareggiata e i reflui finiscono direttamente in spiaggia e nello Ionio, con un rischio concreto per l’ambiente e per il mantenimento della Bandiera blu.Tra Mazzeo e Letojanni, la condotta che convoglia i liquami verso il depuratore è stata spezzata in più punti. Il Consorzio Rete Fognante stima quasi 3,9 milioni di euro per il ripristino, con ulteriori 2,9 milioni necessari se dovesse risultare compromessa anche la condotta sottomarina. In attesa di fondi che né il governo regionale né quello nazionale hanno fin qui voluto destinare all’emergenza della Sicilia.

 
 
 

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